Valutare l’innovazione sociale – Parte IX

La fiducia

Prima di affrontare il tema dei possibili metodi e strumenti per misurare la fiducia, facciamo un affondo sul tema: di cosa parliamo, quando usiamo il termine fiducia?

Si tratta di un termine polisemico, difficile da contenere in un solo significato. Cerco di tracciare i contorni di alcuni utilizzi comuni, prima di approfondire l’aspetto più interessante per le proposte qui avanzate.

Intanto, si può parlare di tre tipi di fiducia:

  • la fiducia in sé stessi, che troviamo utilizzata almeno in due direzioni: da un lato come sinonimo dell’autostima: una caratteristica che riguarda la solidità dell’identità personale; da un altro lato, soprattutto per derivazione da filosofie orientali, come una qualità interiore[1]. Molti autori di entrambe le tendenze la pongono come precondizione per lo sviluppo degli altri livelli di fiducia.
  • la fiducia nelle istituzioni, la cosiddetta “fiducia pubblica”, che riguarda un aspetto fondamentale della convivenza civile: se non ci fidiamo di chi ha il potere di governare la nostra società, se pensiamo che siano incapaci o corrotti, è a rischio la coesione sociale. La fiducia pubblica è attualmente ai livelli minimi, in Italia ma non solo. È una dimensione molto usata dagli studi non strettamente economici sul benessere delle comunità e dei paesi (vedi box);
  • la fiducia interpersonale, che riguarda le relazioni fra le persone e all’interno dei sistemi: è questa la dimensione più interessante per il nostro studio, soprattutto perché è una caratteristica che attiene alla relazione e non alle persone coinvolte: stiamo quindi parlando di una caratteristica emergente del sistema in cui sono immerse le persone. Questo elemento è estremamente rilevante, in ottica sistemica.

Trascurando, per lo scopo di questo testo, l’aspetto della fiducia in sé stessi, vale la pena di approfondire gli altri due aspetti:

La fiducia pubblica (cioè nelle istituzioni) è fortemente in crisi, in Italia, in permanente calo, come emerge con chiarezza dalle rilevazioni annuali dell’Istituto Demos (dati sostanzialmente confermati da altre rilevazioni demoscopiche e dall’OCSE).

Nell’ultimo decennio, resistono il Papa (con un netto aumento di fiducia in Papa Francesco, rispetto al precedente), le Forze dell’ordine, che contendono il primo posto al volontariato (che, in numerose rilevazioni, si attesta intorno all’80%), la scuola (stabile poco sopra al 50%), mentre la Chiesa perde qualche punto, come le articolazioni istituzionali (Regioni e Comuni), mentre gli ultimi (banche, parlamento e partiti politici), confermano l’ormai infimo indice di gradimento.

La fiducia nel volontariato resta un patrimonio di valore inestimabile. Oltre l’80% dei cittadini italiani afferma di avere molta o moltissima fiducia nel volontariato.

Il Volontariato organizzato possiede quindi un capitale inestimabile! Ma occorre davvero ripartire da zero, o quasi, per ricostruire il capitale sociale diffuso, a partire dalle comunità, investendo con parsimonia e oculatezza le risorse di fiducia del nostro patrimonio, tutelandole e salvaguardandole, perché quando il clima di sfiducia è così pervasivo, in un attimo il capitale rischia di disperdersi (come si è visto nei recenti casi relativi alle ONG di rescue dei migranti).

La fiducia interpersonale

Ma veniamo all’aspetto che maggiormente ci riguarda, per gli scopi di questo testo. Anche per quanto riguarda la fiducia nel prossimo, le statistiche danno un quadro estremamente preoccupante

Un altro elemento estremamente critico è evidenziato dal grafico qui sotto riprodotto, che rappresenta il progressivo deterioramento della fiducia nel prossimo: negli ultimi 4 anni l’accordo con l’affermazione “gran parte della gente è degna di fiducia” è passato dal 39% al 35%, al 33% per finire al 28%, con un 67% (pari ai due terzi del campione) che concordano, invece, con l’affermazione “gli altri, se si presentasse l’occasione, approfitterebbero della mia buona fede”.

Solo alcune comunità molto fortemente identitarie restano luoghi in cui la fiducia reciproca consente relazioni semplici ed efficaci.

Probabilmente, l’erosione del capitale di fiducia dipende dalla crescente mancanza di sistemi in cui identificarsi e sviluppare senso di appartenenza. La solitudine fa crescere la diffidenza.

Ma perché la fiducia interpersonale è così importante? Spero che la descrizione della sua funzione di catalizzatore nelle relazioni all’interno dei sistemi sociali sia stata convincente, in ogni caso, cerco di riportarne caratteristiche, funzioni e tipicità, attraverso alcuni estratti da “La fiducia” di Niklas Luhmann, l’autore che, a mio avviso, ha affrontato il tema con maggiore profondità e capacità di pensiero (i grassetti sono miei. Nda).

“Dove c’è la fiducia ci sono più possibilità di esperienza e di azione e aumentano sia la complessità del sistema sociale sia il numero di possibilità che esso può conciliare con la sua struttura, poiché con la fiducia abbiamo a disposizione una più efficace forma di riduzione della complessità”.

La fiducia è sempre un investimento a rischio”.

“Il problema del formarsi di relazioni basate sulla fiducia deve essere risolto passo dopo passo…. Sistemi di questo genere hanno bisogno di tempo”.

“È compito di chi ha fiducia definire i termini della situazione: egli deve mettersi nella condizione di essere tradito. La condizione essenziale è che l’altro abbia non solo la possibilità di tradire la fiducia, ma anche un interesse ben preciso a farlo. Per servire da conferma della fiducia accordata, l’accantonamento del proprio interesse, da parte dell’altro, deve presentarsi come un’occasione mancata e non come un semplice differimento del tradimento della fiducia. L’insieme di questi elementi costituisce la prima sequenza nella costruzione della fiducia”.

“Questo processo prende le mosse dall’accettazione di quello che abbiamo definito come “investimento a rischio” che, proprio per il suo carattere di scommessa, non si presta ad essere disciplinato da norme, ma assomiglia piuttosto ad un’azione eroica o sacra …. Non è possibile esigere la fiducia: la fiducia può unicamente essere offerta e accettata.”

“Per chi si fida, la propria vulnerabilità è lo strumento con cui dare vita ad una relazione basata sulla fiducia” … “È solo partendo dalla fiducia che egli ha la possibilità di formulare una norma secondo cui la sua fiducia non deve essere tradita, convincendo l’altro a stare dalla sua parte…. Così, le relazioni basate sulla fiducia non nascono da prescrizioni precedenti, ma possono causare l’emergere di norme a posteriori …. con la funzione di trasformare le condizioni in cui la fiducia nasce in condizioni di persistenza”. (inutile sottolineare la connessione con il termine “sostenibilità”. Nda)

Anche Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose, scrive parole importanti sul tema:

“È proprio la fiducia che può creare il legame sociale e generare la comunità: a livello politico la mancanza di fiducia genera una stanchezza nella democrazia e quindi ne mina la credibilità, aprendo lo spazio alla barbarie.”

“Si tratta ora più che mai di rischiare la fiducia a partire dalle nostre relazioni personali, di ribadire la necessità della fiducia come fondamento della vita sociale. “Camminando si apre cammino”, così avendo fiducia si fa crescere la fiducia.”


[1] “se ti fidi di te stesso, ti fidi di tutto, perché ti fidi della vita” “un uomo che si fida, semplicemente si fida: se è ingannato nella sua fiducia, questa non si distrugge, anzi, si rafforza” (non sono particolarmente fan di Osho, cui appartengono queste citazioni, ma mi sembrano esplicative di questo interessante filone interpretativo del termine “fiducia”)

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