Parte VIII – dove si parla di catalizzatori, enzimi e fiducia
La funzione dei Catalizzatori
Oltre alla concentrazione dei reagenti e agli elementi di contesto (temperatura, pressione, ecc.), un fattore decisivo, nei processi chimici, è costituito dai catalizzatori. Questi sono agenti chimici che si accoppiano ai reagenti, poi si sottraggono, a volte vengono prodotti dalle reazioni stesse (così riproducendosi in progressione geometrica, in un fenomeno detto “autocatalisi”). L’interessante è che sono in grado, nella chimica della vita, di selezionare una fra le mille reazioni possibili e di accelerarla fino a miliardi di volte[1].
Facciamo un esempio (estremamente semplificato):
A + B = P è la reazione considerata: i Reagenti A e B si uniscono e formano il Prodotto P. Questa reazione ha una sua velocità che può essere estremamente diversa, da qualche secondo a diversi secoli. Spesso, in un ambiente ricco di reagenti, accade che la reazione sia bidirezionale, magari con velocità diversa, quindi che alcuni P si scindano nuovamente in A + B. Questo, ovviamente, rallenta la produzione di P.
Può essere che in presenza di un catalizzatore C, però, la reazione si trasformi in due fasi:
A + C = AC e AC + B = P + C
Come si vede, il Catalizzatore compare sia in ingresso, sia in uscita. Non viene quindi consumato dalla reazione.
La differenza significativa è però che, rispetto alla prima reazione, la seconda (benché costituita da due fasi) può avere una velocità migliaia, milioni o miliardi di volte superiore (in realtà, fino a 1020, in alcuni casi).
Quindi il primo aspetto da sottolineare dell’azione di un catalizzatore è un’accelerazione molto significativa della velocità di una reazione.
Il secondo aspetto, altrettanto significativo, è che il catalizzatore normalmente non viene consumato dalla reazione (ed è quindi disponibile per nuovi reagenti immessi nell’ambiente).
Il terzo aspetto significativo, se passiamo da un esempio semplificato come il precedente alla realtà biologica o sociale è che in qualunque sistema complesso (biologico o sociale) i reagenti compresenti (molecole o persone) e, di conseguenza, le reazioni possibili sono pressoché infinite. La presenza di un catalizzatore che accelera sensibilmente una di queste reazioni svolge pertanto un compito selettivo: la reazione accelerata diventa sostanzialmente l’unica che davvero si svolge, con effetti e prodotti rilevabili nel breve periodo.
Questo avviene continuamente nel nostro corpo, in tutti i processi vitali di respirazione, digestione ecc. in cui gli enzimi (catalizzatori proteici) sono elemento cruciale.
Se confrontiamo il numero di proteine ed enzimi teoricamente possibili, con il numero di quelli effettivamente sintetizzate in natura dal processo della vita (un rapporto di uno a parecchi miliardi), vediamo che questo processo selettivo si è effettivamente svolto, in miliardi di anni, grazie ai processi autopoietici. Quelle precise proteine sintetizzano quei precisi enzimi e quindi, fra i miliardi di opzioni, sono poche migliaia le proteine effettivamente esistenti in natura e coinvolte nei processi di evoluzione della vita sul nostro pianeta.
Catalizzatori, enzimi e processi sociali
L’esempio del catalizzatore può sembrare lontano dalla nostra esperienza di operatori sociali, ma in realtà non è affatto così: pensiamo a tre persone Tizio, Caio e Sempronio (T, C e S). T ha un rapporto di amicizia e di fiducia con C. Anche S ha un rapporto di fiducia con C, mentre T e S non si conoscono. Se C presenta T a S, il rapporto che si crea fra di loro sarà molto facilitato e accelerato dalla fiducia che entrambi ripongono in C.
Questo avviene continuamente, nella vita reale, fra le persone, nelle associazioni, con le Istituzioni, …. (ricordando che le organizzazioni sono sempre e comunque composte da persone) e influenza sostanzialmente il capitale sociale, le risorse del sistema[2].
Una considerazione estremamente importante, per la nostra analogia con i processi sociali, riguarda l’influenza dei catalizzatori nel bilancio energetico del sistema. Il catalizzatore non produce nuova energia, ma seleziona la reazione specifica in cui viene incanalata l’energia disponibile: la funzione selettiva è cruciale e consente di utilizzare l’energia disponibile in modo strettamente orientato ad una specifica reazione. Se manteniamo l’analogia fra input di energia e finanziamenti per i progetti sociali possiamo pensare che l’input di energia “una tantum” legato al finanziamento a termine debba essere prevalentemente orientato a costruire modalità per utilizzare in modo più efficace gli input di energia non episodici, ma permanenti (le risorse stabili che consentiranno l’attività continuativa).
Se torniamo all’obiettivo prioritario dell’innovazione sociale che è quello di ricostruire relazioni di fiducia, legami sociali, comunità, vediamo che per un progetto sociale assumersi consapevolmente la funzione di catalizzatori delle re(l)azioni sociali può andare a costituire una strategia vincente.
Da quanto detto finora, appare evidente che nel contesto socio-economico attuale il catalizzatore più importante (e oggi sempre più carente) è costituito dalla fiducia. La fiducia, e più precisamente la fiducia interpersonale, è un elemento immateriale, ma molto reale: una qualità legata alla relazione fra i soggetti (non ai singoli soggetti), una qualità capace di cambiare le comunicazioni e i meccanismi relazionali nel sistema in cui sono immersi i soggetti della relazione. Ha tutte le caratteristiche del catalizzatore: accelera le reazioni in modo selettivo, non viene consumata dall’uso (anzi, si rigenera e si moltiplica).
Abbiamo così individuato un possibile oggetto di progettazione, di analisi e di valutazione delle iniziative sociali innovative: la nostra ipotesi è che per ricostruire il capitale sociale nelle comunità occorre un catalizzatore e che questo catalizzatore sia la fiducia interpersonale. Ma dove e come si può immettere il catalizzatore fiducia, in un sistema?
E, poi, come si possono misurare la fiducia e i cambiamenti nel capitale sociale interno ad un sistema?
In realtà esistono molti metodi, derivati principalmente dalla teoria dei giochi, che si prefiggono di misurare la fiducia. Si occupano, però, solitamente, di individui e non di sistemi. Tendono quindi a misurare l’atteggiamento di apertura, la disponibilità alla fiducia, che però non è esattamente ciò di cui ci stiamo occupando in questo testo. Che è rivolto ai sistemi e alle interrelazioni nei sistemi. È quindi la fiducia interpersonale all’interno di un sistema il nostro focus di interesse: una caratteristica emergente, che non appartiene alle persone che partecipano il sistema, ma alle relazioni che lo costituiscono.
Come misurarla,
come misurarne le variazioni, come favorirne la crescita in un sistema?
[1] Gli enzimi sono un ottimo esempio di catalizzatore in biologia: la digestione della peperonata, senza enzimi acceleranti, durerebbe diversi secoli.
[2] Parlando di risorse, infatti, si tende a identificare queste con le sole risorse economiche. Invece, ormai, anche nel mondo profit si è reso evidente che, oltre alle risorse umane, intese come competenze, le risorse relazionali, reputazionali, fiduciarie, costituiscono un capitale fondamentale per ogni organizzazione, tant’è vero che il “danno reputazionale” (brand reputational damage) è da qualche anno al primo posto dei rischi percepiti dalle aziende.