Parte VII – in cui si prova a ridefinire la sostenibilità
La sostenibilità, ovvero la stabilità del cambiamento
Per riportare al contesto sociale la domanda, quali progetti innovativi hanno la possibilità di imporsi come nuovi modelli più efficaci, rispetto a quanto sviluppato finora? È possibile individuare degli elementi cruciali che possano spiegare e aiutare a prevedere il successo e la sostenibilità di un intervento e governarne lo sviluppo?
I progetti sociali sperimentali normalmente ricevono un finanziamento (un input di energia dall’ambiente) e sperimentano per un tempo definito (da uno a tre anni, di solito) una modalità diversa/integrativa di funzionamento di un sistema, o di parti di questo, integrando/sostituendo l’input energetico “strutturale” (cioè i canali di sostentamento standard del sistema). Possiamo vedere il finanziamento come una fluttuazione introdotta artificialmente in un sistema sociale.
Al termine del periodo finanziato, l’evoluzione di questi progetti può essere legata a tre sviluppi possibili:
- Il sistema si riposiziona come prima (la fluttuazione si riassorbe: la stragrande maggioranza dei casi)
- Il progetto viene rifinanziato, o trova altri canali di finanziamento (altri input extra-strutturali) e si sostiene in questo modo[1]
- Il progetto riesce ad utilizzare in modo più efficiente le risorse a disposizione, in modo che parte delle risorse ordinarie (input strutturali) vengono riorientate a nuove forme di funzionamento, oppure trova il modo di generare risorse inattese. In definitiva, comunque, amplifica la fluttuazione e trova una nuova condizione di equilibrio dinamico più evoluta.
A questo punto, possiamo capire che quando parliamo del successo di un progetto, e quindi ci proponiamo di valutarlo, dobbiamo occuparci sia dei risultati rispetto agli obiettivi, sia della sua sostenibilità.
Se è vero, quindi, che dobbiamo valutare in primis i suoi risultati, rispetto agli obiettivi predefiniti, altrettanto importante sarà valutare il cambiamento permanente generato nel sistema.
Proviamo a ridefinire il concetto di sostenibilità, in questa nuova ottica:
La sostenibilità di un progetto, in senso sistemico, si può definire come la stabilità dinamica di un sistema che si è andato a modificare durante il progetto, al termine dell’input di energia dovuto al finanziamento del progetto.
Un progetto diventa cioè sostenibile se è stato in grado di modificare stabilmente il meccanismo autopoietico, se, cioè è ora in grado di sintetizzare gli elementi che gli consentono di funzionare e di riprodursi, in equilibrio dinamico con l’ambiente.
Valutare l’innovazione sociale
Ricordando quanto detto nei primi paragrafi, valutare l’innovazione sociale, significa affrontare due aspetti cruciali:
- il primo considera se le azioni del progetto rispondono meglio delle soluzioni pre-esistenti ai bisogni
- il secondo definisce dal punto di vista valoriale l’innovazione sociale: la capacità di incrementare la rete di relazioni fiduciarie nel sistema.
Ma se ricordiamo quanto detto nei primi paragrafi, rispetto alle richieste degli enti finanziatori, si cercano progetti innovativi capaci di produrre cambiamenti significativi, misurabili, sostenibili nel tempo.
La sostenibilità, quindi, definita come sopra, diventa una terza dimensione cruciale nella valutazione, piuttosto difficile da valutare, in quanto richiede un’analisi dei processi di alimentazione dei sistemi sotto osservazione (input), delle loro modifiche in seguito delle attività del progetto, della loro realistica possibilità di stabilità nel tempo.
Un’analisi di questo genere non può che richiamarsi alla “Theory of change” modificando però la più comune impostazione, che cerca di ricostruire il funzionamento e il potenziale successo delle attività attraverso una catena di azioni ed effetti, in un’ottica di riduzionismo deterministico, che, come abbiamo visto, è del tutto inadeguata a rappresentare i processi complessi che avvengono nei sistemi biologici o sociali.
Qui, allora, più che il contenuto delle azioni, andiamo cercando elementi del contesto, della struttura e dell’organizzazione del sistema in cui si realizza l’attività, per rintracciare gli scambi energetici e individuare la possibilità che questi vengano reindirizzati verso le azioni innovative.
Le domande guida saranno, quindi:
- Chi apporta energia al sistema? Come? Quali forme assume questa energia?
- Come si può garantire un diverso afflusso/utilizzo di energia nel momento in cui cessa il finanziamento?
Una visione pessimistica (e, in buona sostanza, confermata da gran parte delle sperimentazioni) ci dice che il bilancio energetico dei progetti sperimentali consente lo sviluppo delle attività solo per il periodo del finanziamento:
soggetto finanziatore è risorse economiche è intervento è cambiamento impermanente
Finiti i soldi, finito il progetto. Finito il progetto, il funzionamento del sistema ritorna nell’equilibrio precedente.
Ma in realtà, la scienza, fisica, chimica e, soprattutto, termodinamica, ci vengono in aiuto, perché la realtà (anche quella delle reazioni chimiche, infinitamente meno complessa della realtà sociale) è comunque molto meno semplice di così.
La termodinamica degli stati lontani dall’equilibrio, la biologia quantistica, la matematica della morfogenesi, la teoria delle biforcazioni, la teoria delle stringhe, la teoria delle catastrofi …. molte idee, teorie, tentativi di spiegazioni e di applicazione alla “vita reale” di scoperte della fisica quantistica, della chimica, della matematica e della termodinamica che, da Einstein in poi, molti scienziati hanno tentato, cercando di abbinare il rigore scientifico alla creatività del pensiero.
Ma perché tutto ciò dovrebbe aiutarci nel nostro faticoso procedere verso la descrizione e la comprensione dei fenomeni sociali?
Le reazioni chimiche, normalmente, nel mondo reale, si svolgono in contesti complessi, con la compresenza di un’infinità di reagenti e di possibili evoluzioni e di prodotti finali. Nei processi sociali avviene lo stesso: i fattori in gioco sono talmente numerosi e complessi, che capirne l’evoluzione e tentare di governarla è impresa titanica.
Eppure alcuni fenomeni sempre presenti e decisivi nell’evoluzione dei sistemi fisici e chimici, possono aiutarci a individuare analogie nei processi sociali e, di conseguenza, meglio studiarne l’evoluzione e le possibilità di governo.
Le domande cruciali sono le seguenti:
Se in un sistema complesso molteplici sono i reagenti e quasi infinite le reazioni possibili, come mai una di queste prevale e si impone, sviluppando così alcuni prodotti e non altri?
Chi governa lo sviluppo, l’accelerazione,
l’inibizione, dell’una o dell’altra reazione?
[1] è evidente che questo secondo caso costituisce semplicemente la possibilità di una nuova fluttuazione e, in breve, si riporterà al caso 1 o al caso 3. Occorre quindi riconoscere che l’innovazione sociale può avvenire solo nel terzo dei possibili sviluppi presentati.