Alcune definizioni utili
Ripartiamo da alcune definizioni:
- Un sistema è un insieme di componenti che interagiscono tra loro.
- Il sistema è formato dai componenti e dalle interazioni fra di loro.
- Le caratteristiche dei sistemi sono più ampie della somma di quelle dei componenti.
- Non si può quindi, dedurre le caratteristiche del sistema da quelle dei suoi componenti, considerati individualmente (in pratica, il riduzionismo è negato).
- Le caratteristiche che il sistema assume con l’assunzione di un grado di complessità superiore sono dette “emergenze”.
La maggioranza degli studiosi di emergenza contemporanei considera “emergente” ogni fenomeno, associato a un sistema complesso che evolve nel tempo, avente contemporaneamente le seguenti proprietà:
1) novità, cioè descrivibilità mediante un linguaggio qualitativamente diverso da quello utilizzato per descrivere il sistema e le sue componenti;
2) origine “dal basso all’alto”, cioè genesi dovuta esclusivamente alle interazioni locali tra le componenti del sistema;
3) imprevedibilità, cioè non-linearità delle equazioni che descrivono tali interazioni locali;
4) irriducibilità, cioè totale indipendenza da (l’esistenza e dalle proprietà de) le singole componenti del sistema.[1]
Sistemi aperti, complessi, dinamici, autopoietici
Gli esseri viventi, tutti, sono sistemi aperti, sistemi complessi, sistemi dinamici, sistemi autopoietici.
Sono sistemi complessi, cioè composti da altri sistemi (l’uomo è composto da organi e tessuti, a loro volta composti da cellule, a loro volta composte da molecole….[2]).
Sono sistemi dinamici, in quanto la loro stabilità non deriva da uno stato di quiete, ma da un continuo riequilibrio (G. Bateson fa l’esempio di un equilibrista in bilico su una corda tesa: ci sono continui, impercettibili, movimenti per mantenere l’equilibrio).
Sono sistemi autopoietici, in quanto sono in grado di riprodurre al proprio interno, tramite gli elementi del sistema e le loro interazioni, sia gli elementi stessi, sia la struttura e quindi l’organizzazione del sistema[3]. Sono perciò sistemi che non hanno bisogno di alcun input informativo esterno per riprodursi.
Sono però sistemi aperti, in quanto hanno bisogno di scambiare elementi ed energia con l’ambiente. Questo consente di non contraddire il secondo principio della termodinamica che dice, sostanzialmente, che in un sistema chiuso l’entropia (e quindi il disordine) non può che crescere. Qui lo scambio con l’ambiente consente di mantenere e riprodurre l’ordine internamente, acquisendo gli elementi necessari dall’esterno e distribuendo all’esterno l’aumento entropico.
Questi fenomeni avvengono nelle singole cellule, che sono quindi sistemi autopoietici e sistemi viventi, e, allo stesso modo, ma ad un livello di complessità enormemente maggiore, anche nel corpo umano.
Tutti gli esseri umani sono quindi individui, ma anche sistemi complessi, dinamici e autopoietici.
In più, però tutti gli esseri umani sono parti di sistemi; solitamente di molti, diversi, sistemi sociali.
Sistemi sociali
L’uomo è un animale sociale: tende ad aggregarsi in sistemi sociali di diverso tipo, conformazione, stabilità, durata. Possiamo quindi parlare di sistemi sociali, quando diversi individui si uniscono in un insieme che assume caratteristiche particolari, che non appartengono ai singoli individui, ma che si sviluppa ad un grado di complessità superiore e le cui caratteristiche emergenti dipendono dalle relazioni fra i soggetti che costituiscono il sistema[4].
Quando parliamo di sistemi sociali, non stiamo necessariamente parlando di un contesto umano: un formicaio, uno sciame di api, uno stormo di uccelli in volo, le acciughe che fanno il pallone, sono tutti sistemi sociali, più o meno permanenti o temporanei. La principale caratteristica, infatti, di questi sistemi, è la duplice appartenenza di ciascun individuo che partecipa al sistema: è un singolo individuo, ma è anche una parte di un sistema che ha caratteristiche “emergenti” che non sono determinate dalla somma dei componenti.
Quello che cambia drasticamente, naturalmente, è il grado di autonomia del singolo individuo: nel caso delle cellule di un organo la partecipazione al sistema è dettata dalla natura e immodificabile; nel caso delle api e delle formiche i ruoli sono morfologicamente definiti (operaie, regine, ecc.), ma l’individuo ha un certo grado di autonomia, che diventa piuttosto ampio nel caso degli uccelli in volo, o nel caso delle “vedette” (che si assumono il rischio maggiore nei confronti di predatori), nei branchi di stambecchi o di marmotte…
C’è sempre questa dicotomia di appartenenza, che nei sistemi sociali umani assume ovviamente un carattere di autonomia molto maggiore, ma, di fatto, quando qualcuno è “disposto a morire per la causa” (qualunque sia la causa) si dimostra che è possibile anche nei sistemi umani ritenere l’autopoiesi del sistema più importante di quella dell’individuo!
Il cambiamento nei sistemi autopoietici
Nei teorici dei sistemi c’è ampio dibattito sul fatto che si possa o meno considerare viventi i sistemi sociali. C’è però un certo accordo sul considerarli sistemi autopoietici. Può quindi essere utile vedere cosa si è scoperto sulle modalità di funzionamento e di cambiamento dei sistemi autopoietici, per provare ad inferire una qualche ipotesi (se non una Teoria con la T maiuscola) per i cambiamenti nei sistemi sociali.
Per cercare di affrontare il problema in questa ottica, facciamo ora una breve digressione in un campo che potrebbe sembrare lontano, la termodinamica e vediamo cosa dice Ilya Prigogine, scienziato e filosofo russo-belga, premio Nobel, parlando di innovazione in termodinamica dei sistemi lontani dall’equilibrio, ma ampliando il discorso ai sistemi complessi, compresi quelli biologici: “Ogni cambiamento innovativo è una fluttuazione accettata dall’ambiente”.
L’idea di fondo è che in qualunque sistema dinamico aperto si producano continuamente delle fluttuazioni, ma che queste siano normalmente assorbite dalla retroazione dell’ambiente, riportando all’equilibrio il sistema stesso.
Corollario fondamentale è il seguente “Quale che sia il sistema, l’ambiente tenta sempre di eliminare la novità che lo perturba. E la fluttuazione innovatrice si alimenta anch’essa degli scambi con l’ambiente la cui esistenza mette in pericolo”
La fluttuazione che si amplifica (e viene “accettata” dall’ambiente) significa spesso la sconfitta del sistema da cui deriva e che ha invano tentato di eliminarla[5].
Ma perché, quando, e come, alcune fluttuazioni possono amplificarsi, mentre la maggior parte, dopo un breve periodo, svanisce, riportando il sistema ad uno stato di sostanziale stabilità, dovuta all’equilibrio dinamico (che Prigogine definisce dissipativo)?
La fluttuazione che si amplifica
è quella che riesce a sfruttare, meglio della struttura originale del sistema,
le risorse apportate al sistema stesso dall’ambiente esterno, mantenendo
l’autopoiesi. Non è detto che, nella realtà, l’esito debba sempre essere
catastrofico per il sistema nel suo complesso: quando parliamo di cambiamento
sostenibile, intendiamo esattamente una fluttuazione che modifica il sistema di
relazioni e quindi il comportamento del sistema, senza, necessariamente,
distruggerlo.
[1] Da “Il concetto di emergenza tra dualismo e materialismo” – Tullio Tinti, dal sito Complexlab
[2] Può essere interessante tentare di rendersi conto dei numeri implicati: in una singola cellula ci sono centinaia di miliardi di molecole, e in un corpo umano ci sono circa trentamila miliardi di cellule, continuamente riproducentesi: nel nostro corpo, ogni giorno cento miliardi di cellule muoiono e vengono rimpiazzate (tranne i neuroni, che se ne vanno e ciao).
[3] Per approfondire il concetto di autopoiesi, non semplice ma fondamentale nella mia elaborazione, leggere e rileggere “Autopoiesi e cognizione” di Maturana e Varela
[4] Un sistema sociale è quindi un insieme di individui uniti da una rete di relazioni. Luhmann afferma che l’unità minima indivisibile e significativa di un sistema sociale è la relazione e non l’individuo. Interessante notare l’analogia con quanto affermato da fisici come Bohr, Heisenberg, e, più di recente, Capra sulle particelle subatomiche: non sono entità materiali, ma probabilità di interrelazioni.
[5] Cioè, come afferma Whitehead: “I maggiori progressi delle civiltà sono i processi che fanno naufragare le società in cui si verificano”.