Valutare l’Innovazione Sociale – Autopoiesi e Teoria del Cambiamento

Parte 1

A chi mi rivolgo

Questo testo è rivolto, in primis, a chi opera negli snodi della programmazione e della progettazione sociale. Ma anche a chi ha semplicemente curiosità o interesse scientifico nei confronti del tema della valutazione e del funzionamento dei sistemi e dei processi sociali.

In questi tempi di grande interesse (e di grande confusione) sul tema della valutazione d’impatto sociale credo occorra studiare, elaborare pensiero e proposte, confrontarsi e sperimentare. Queste mie proposte si basano su un’esperienza di quasi quarant’anni di impegno nella progettazione e valutazione in campo sociale, gli ultimi dieci come direttore di un Centro di Servizio per il Volontariato. 

Intendo portare argomenti di riflessione e proposte in due direzioni:

  • per chi opera con responsabilità di governo e di gestione negli Enti di Terzo Settore, sulla necessità di imparare a rilevare e raccontare non tanto quello che si fa, quanto quello che si produce, in termini di cambiamento sociale;
  • per chi ha responsabilità di regìa nel welfare locale (amministrazioni comunali, uffici di piano, enti finanziatori di progetti …), sulla necessità di costruire delle teorie del cambiamento realistiche e verificarne l’applicabilità attraverso sperimentazioni scientificamente solide e affidabili.

Lo scopo ultimo è la proposta di una Teoria del cambiamento e, di conseguenza, di metodi e strumenti per impostare disegni valutativi innovativi in merito ad interventi sociali mirati al cambiamento.

Abstract

L’articolo intende apportare elementi utili a dimostrare:

che i sistemi sociali vanno intesi come sistemi complessi e, di conseguenza, che l’approccio lineare e deterministico non può dar conto di quanto avviene in realtà, mentre l’ottica sistemica è in grado di descriverne meglio il funzionamento;

che, osservati in questa ottica, i sistemi sociali presentano modalità di funzionamento confrontabili con quanto avviene nei sistemi complessi, aperti, dinamici, autopoietici, studiati dalle scienze naturali: biologia, genetica, termodinamica, fisica[1], consentendo di individuare, per analogia, elementi predittivi verificabili;

che, a partire da queste premesse, si può individuare il fenomeno della catalisi come un regolatore decisivo, che indirizza e governa i processi autopoietici e i cambiamenti strutturali nei sistemi.

che, infine, la fiducia, può essere individuata come un catalizzatore decisivo nei sistemi sociali, così come gli enzimi lo sono nelle cellule dei sistemi viventi.

A partire da questi assunti, che spero di dimostrare in forma convincente, nell’ultima parte cerco di formulare le possibili domande valutative di fondo, che dovrebbero guidare la progettazione e la valutazione di iniziative di innovazione sociale, in un’ottica di welfare comunitario e generativo; infine, anche attraverso alcuni esempi, avanzo alcune proposte di possibili dispositivi e strumenti concreti per sperimentazioni in questa direzione.

Premesse

Il mio punto di vista è quello di un attore del welfare che, a partire da una formazione personale in fisica, da quasi quarant’anni opera in diversi soggetti del Terzo Settore. Ho quindi un’attenzione particolare verso il ruolo che questi soggetti svolgono e, ancor più, potrebbero svolgere per lo sviluppo di una società aperta, accogliente e basata sulla fiducia.

L’articolo si compone di due parti.

La prima tratta di innovazione sociale e di valutazione d’impatto e si appoggia su acquisizioni, direi, ampiamente condivise, organizzandole, però, in un quadro di interrelazioni innovative che mi sembra interessante.

Per quanto riguarda la seconda, invece, che tratta della Teoria del cambiamento, le riflessioni e le ipotesi formulate sono molto personali, e, mi rendo conto, piuttosto audaci, pur appoggiandosi a elaborazioni scientifiche autorevoli.

Ritengo quindi importante e corretto esplicitare da subito il sistema di premesse che guida le mie riflessioni:

  • chi agisce nel sociale agisce prevalentemente su/in sistemi. La principale proprietà dei sistemi consiste nel fatto che l’insieme sviluppa caratteristiche che le singole parti non hanno, caratteristiche definite “emergenze”. Pertanto il paradigma riduzionistico non funziona: se smonti il sistema nei suoi componenti non puoi capire come funziona, perché il suo funzionamento dipende soprattutto dalle relazioni fra i componenti; se si vuole produrre cambiamento occorre quindi concentrarsi sulle interrelazioni;
  • allo stesso modo, nei sistemi, anche il paradigma causale deterministico non è applicabile: l’idea di poter connettere in modo lineare e conseguente azioni ed effetti non funziona. Una piccola variazione può causare grandi effetti (il famoso battito delle ali della farfalla in Cina che provoca un tornado in Messico), mentre grandi sforzi a volte (spesso) non cambiano nulla. La mia ipotesi, però, è che tutto questo non avvenga con pura casualità e, quindi, che si possano rintracciare schemi e modalità di funzionamento ricorrenti. Dimostrare questo assunto è lo scopo del mio impegno in questo testo[2].

Parlerò quindi, prevalentemente, di “innovazione sociale” e di “valutazione d’impatto” per sottolinearne da un lato l’importanza e, contemporaneamente, proporre approcci, modalità e strumenti diversi da quanto si trova oggi in letteratura e nella gran parte delle sperimentazioni in atto[3].


[1] Non è un’idea particolarmente innovativa: vedi, per esempio,  Niklas Luhmann, L’autopoiesi dei sistemi sociali, Liguori editore, Napoli, 1986

[2] Queste acquisizioni, fra l’altro, sono ormai più che secolari per le c.d. scienze esatte, come la fisica, mentre, stranamente, non sono recepite nelle c.d. scienze umane, in cui, in campi come la valutazione d’impatto sociale, si resta legati a un paradigma lineare, deterministico e riduzionistico (vedi la c.d. “catena del valore”), sicuramente non in grado di descrivere (e ancor meno di spiegare o di permettere previsioni attendibili) quanto avviene nei sistemi sociali.

[3] Senza voler approfondire, dato il carattere del testo, i riferimenti scientifici vanno dalla teoria generale dei sistemi, ai sistemi dinamici autopoietici, alla teoria delle catastrofi, ai sistemi termodinamici lontani dall’equilibrio, alla matematica della morfogenesi, alla biologia quantistica. Una bibliografia al termine dello scritto può aiutare chi volesse approfondire il tema più ampiamente.

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