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Cop 26. e adesso?

Il miglior compromesso possibile (Sharma) o solo bla bla bla (Greta)?

Entrambi hanno ragione, credo: questi governanti non sono in grado di fare di più, per motivi culturali, economici, politici, di consenso.

Ma, soprattutto, il tema non è “solo” la minaccia della scomparsa dell’umanità (o, almeno, della civiltà occidentale per come la conosciamo), il tema è la necessaria e irrimandabile conversione (non solo transizione!) ecologica.

Conversione che significa cambiare il modello di sviluppo. Come dice F. Capra: “La grande sfida della nostra epoca è la costruzione e il mantenimento di comunità e società che funzionano in modo tale da non interferire con l’intrinseca capacità della natura di sostenere la vita.” Questa è la conversione ecologica.

Conversione ecologica significa combattere l’estrattività di valore che guida il nostro modo di produrre e il funzionamento stesso della società: si estrae petrolio dalla terra come si estrae lavoro dalle persone. Questa cultura produce scarti: gli scarti sono le cose e le persone da cui non vale la pena di estrarre.

L’educazione ecologica è la comprensione dei principi organizzativi che gli ecosistemi naturali hanno sviluppato per sostenere la rete della vita.

La comprensione sistemica della vita (interdipendenza, ciclicità, tempi, diversità, autopoiesi, strutture dissipative …) è il fondamento cognitivo del nostro sforzo per andare verso un futuro sostenibile.

Sarà una lunga marcia.